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Shopping inconsapevole
Lunedì 28 Ottobre, ore 9.00
"Provi a chiudere gli occhi e cominci a respirare lentamente. Rilassi tutti i muscoli del suo corpo, partendo dai piedi fino ad arrivare alla testa". "Non è semplice". "Guardi, la voglio aiutare. Pensi a qualcosa che la fa stare bene, che la riempie di gioia. Pensi ad un paesaggio, a qualcosa di semplice e bucolico che possa donarle un senso di tranquillità. Ci riesce?". "Si, adesso si. Visualizzo". "Bene. Che cosa vede? " Io che faccio shopping". "Che cosa, scusi?". … Mi ha congedata, dicendomi: "Ci lavoreremo su. Sono sicura che riuscirà ad affrontare e risolvere questo problema. Adesso ha la consapevolezza di avere un disturbo. Parta da questo. Solo così potrà affrontarlo ed eliminarlo. Alla prossima seduta. Arrivederci". Un'ora e mezza dopo esco dallo studio dell'analista, con il portafoglio più leggero e una diagnosi che non lascia spazio a nessun dubbio: sindrome da shopping compulsivo. Col cavolo che mi rivede! Incompetente di una psicologa. Da quando amare borse, scarpe e vestiti è diventato un malessere da curare? Credevo di avere problemi di insonnia, no di shopping. Sto tornando a casa con mille pensieri per la testa e già so che questa notte non chiuderò occhio. Accidenti! Solo una cosa può calmarmi. Città Sant'Angelo Village. Sto arrivando.
Ore 11.00
Eccomi. Mi sento meglio. Non ho bisogno dei paesaggi bucolici per rilassarmi. Io voglio stare qui. Questo posto mi fa stare bene, mi rende felice. Non voglio altro. L'Outlet, in fin dei conti, è meglio della cioccolata: mi mette di buon umore e non mi fa ingrassare. E' meglio di un fidanzato: non mi fa arrabbiare, anzi, mi appaga tutte le volte che ci vengo e, per giunta, non mi delude mai. E' meglio di un parco dei divertimenti: ogni vetrina è un'attrazione. Ogni negozio un posto pieno di sorprese, di cose belle che puoi portarti a casa. Non è magnifico?! Chiedo asilo!! Amo tutto di questo posto. Guarda là … come si fa a non emozionarsi di fronte a delle borse del genere? Potrei rinunciare a tutto, tranne che ad un accessorio così indispensabile. Dietro quella vetrina è custodita la perfezione fatta borsa: modello Kelly di Hermes, in profumata pelle (ne percepisco l'odore anche al di là del vetro) color rosso rubino. Indossi una borsa del genere e la giornata prende un'altra piega. Ti regala un allure di perfezione da far crepare d'invidia chiunque ti passi accanto. Se la mattina ti svegli e ti senti una ciabatta vecchia, indossi quella borsa e ti trasformi, seduta stante, in una Louboutin tacco dodici. Vuoi mettere? Ora che ci penso il prezzo è accessibile, quindi … magari … potrei … Basta! E' deciso. Questo acquisto s'ha da fare! All'ingresso, ad accogliermi, la commessa mi guarda come se mi leggesse nella mente. "Prego, come posso aiutarla?" mi chiede. "Vorrei vedere la borsa rossa esposta in vetrina" rispondo anche se, istintivamente, le avrei voluto urlare: "Lanciami la borsa che sta in vetrina e fammi scappare via, prima che la possa comprare qualcun altro". Il tempo di recarsi in magazzino ed eccola riapparire con quella meraviglia tra le mani. "Complimenti per la scelta. E' proprio bella". Resto a fissarla estasiata. Come può un oggetto racchiudere in sé tanta perfezione? E' elegante e allo stesso tempo pratica. E' la borsa passepartout che tutte dovrebbero possedere ma, intanto, è fondamentale che a possederla sia io. "Ok la prendo!" affermo. Sono talmente in preda all'emozione di riportare a casa quel gioiello che il senso di colpa per una spesa non prevista, rimbalza contro il mio capotto melange, casca a terra e si dissolve sotto il peso dei miei polacchini color testa di moro. Poi, improvvisamente, l'impensabile. Ciò a cui non ero preparata. Una tizia, una spilungona tutta capelli e felidi, forse la responsabile del negozio, rivolgendosi alla ragazza, ha esclamato: "Claudia hai controllato che quella non fosse la borsa, messa da parte, per la signora Brachetti?". Io ho guardato la commessa e ho pensato che se si fosse sbagliata, se mi avesse fatto nutrire false illusioni, sarebbe stato peggio per lei: una Claudia in meno sulla faccia della terra. L'avrei strozzata! La ragazza non rispondeva e l'altra incalzava: "Controlla la borsa. Aprila. Dovresti trovarvi un post-it all'interno. La signora, una cliente affezionata, ha lasciato un acconto e nel tardo pomeriggio dovrebbe passare a saldare il totale". Ho sperato che Claudia non trovasse nulla all'interno della mia amata. Ma dopo un minuto, il foglietto giallo è uscito fuori. "Signorina sono desolata, mi scusi" mi ha detto la commessa con la voce spezzata dall'imbarazzo. Sono convinta che se avesse avuto una pala, per la vergogna, si sarebbe scavata una fossa e ci si sarebbe infilata dentro. Io avrei concluso l'opera, ricoprendola con la terra. Ero furiosa, anche se non davo a vederlo. "Ma non sarebbe possibile prendere quella esposta in vetrina?" ho chiesto supplichevole. "No, mi dispiace" mi ha risposto l'antipatica colonna traiana. Le si leggeva in faccia che non le importava nulla del mio dolore. "L'articolo in vetrina è d'esposizione e non possiamo venderlo. Però, se vuole, ne può ordinare un altro simile, non identico. Questi sono pezzi unici e non è detto che il colore sia lo stesso". In quel momento ho desiderato essere la Sig.ra Brachetti, chiunque essa fosse. Non la conoscevo ma l'ho invidiata tanto. Tantissimo. Alla giraffona non l'avrei data vinta. O lei o nessun' altra borsa. L'ho guardata e ho esclamato: "Grazie ugualmente. Arrivederci". Esco dal negozio e penso che non fa niente. Dove sta scritto che devo comprare qualcosa tutte le volte che esco di casa? Ho dimostrato a me stessa che l'analista si sbagliava. So controllarmi ma … oddio, dove erano nascoste? Devo avere, assolutamente, quelle scarpe esposte in vetrina!!!!
Festival delle letterature dell'adriatico DA UN'IDEA DI GIOVANNI DI IACOVO, ORGANIZZAZIONE MENTE LOCALE
NONA EDIZIONE - PESCARA - 18/19/20 NOVEMBRE 2011
Info:
MENTE LOCALE, VIA DELLE CASERME 75 - TEL. 085.4554504
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